Sala Beccadelli - Palazzo Arcivescovile di Palermo

La nuova sala, attualmente al di fuori dell'esposizione permanente, ha una configurazione del tutto diversa da come si presentava fino agli anni ’80 del Novecento. Durante i lavori di radicale ristrutturazione i progettisti, con l’autorizzazione della Soprintendenza ai BB.CC.AA.  decisero di demolire la volta esistente, di cui si sono conservati quattro frammenti ad affresco con vedute dei primi anni dell’800, qui esposti. Erano infatti state individuate tracce delle travi lignee dipinte verosimilmente nel XVII secolo.
I restauri diretti dalla Soprintendenza hanno rivelato l’antica pittura della metà del Quattrocento che conserva vari stemmi dei committenti tra cui quello dell’Arcivescovo Simone Beccadelli da Bologna (1445-1465), uno dei fondatori del palazzo. Questa importante scoperta aiuterà a chiarire la storia dell’edificio.
Altro interessante rinvenimento sono le decorazioni a cineseria dei soprapporta, che dovrebbe risalire all’Arcivescovo Raffaele Mormile (1803-1813), e le pitture frammentarie a trompe l’oeil, forse commissionate dall’Arcivescovo Serafino Filangieri (1762-1776), che si è deciso di occultare nuovamente per mantenere una visione unitaria della sala e coerente con la prossima funzione museale.
Vi sono attualmente esposte le quattro vedutine ideali ad affresco già nella volta non più esistente, la pittura con la Decollazione del Battista (prima metà XVII secolo), di stampo caravaggista e proveniente dal distrutto oratorio di S. Giovanni di Malta, di via Maqueda a Palermo, due tele della prima metà del XVII secolo con S. Stefano, provenienti dall'oratorio eponimo palermitano, e alcuni seggi presidenziali del XVIII secolo.