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Il Palazzo Arcivescovile di Palermo

L’attuale e nuovo palazzo Arcivescovile fu voluto dall’arcivescovo Simone da Bologna in sostituzione dell’antico edificio che stava dove oggi è l’ex convento della Badia Nuova, alle spalle della Cattedrale. L’edificio, completato nel 1460, si addossa al torrione medievale della Cattedrale e si distingue per l’elegante ricamo della trifora gotico-flamboyant e per il portale “durazzesco” di ascendenza napoletana, ove è scolpito lo stemma del presule fondatore.
Nel XVI secolo l’edificio assume forme più imponenti includendovi anche il Seminario Arcivescovile sull’attuale corso Vittorio Emanuele (oggi sede della Facoltà Teologica di Sicilia), la cui costruzione sul sito dell’antica chiesa di Santa Barbara la Sottana, voluta dal Vescovo Cesare Marullo e affidata allo stimato architetto piemontese Giorgio Di Faccio, ha inizio nel 1583 con una solenne cerimonia alla presenza del viceré Marcantonio Colonna.
La necessaria espansione dell’edificio nel secolo XVI, lascia inalterato il prospetto orientale (quello sulla via Bonello) e si sviluppa sul lato meridionale con una serie di corpi edilizi disomogenei che, sul finire del secolo, vengono sostituiti da una nuova fabbrica prospiciente l’attuale Villa Bonanno. L’occasione è celebrata con la posa di tre medaglie commemorative realizzate dal celebre orafo Nibilio Gagini e della lapide, ancora oggi esistente sopra l’arco del vestibolo d’ingresso dell’ex Seminario, opera di Vincenzo Gagini (???-???), autore anche del balcone marmoreo ad angolo con mensole figurate (1587). E’ significativo il divieto, in quegli anni, da parte del Viceré Toledo di qualsiasi edificazione lungo il “Cassaro”, così come si chiamava il corso antistante il palazzo stesso. Gli interventi seicenteschi sono legati soprattutto alla figura dell’Arcivescovo genovese Giannettino Doria (1608-1640) e determinano una riconfigurazione del palazzo rinascimentale, in favore della ricchezza decorativa propria del secolo. Il prospetto del piano della Cattedrale viene profondamente modificato dalla nuova elevazione, che elimina l’originario loggiato, e dalla realizzazione dei balconi inseriti ai lati di quello centrale della fine del XVI secolo e recanti lo stemma dei Doria.
Anche nei secoli successivi l’edificio subisce trasformazioni sotto l’episcopio di eminenti personalità e soprattutto negli interni. Tra queste spiccano il ciclo di affreschi di Guglielmo Borremans (1733-34), di cui rimane la cappella omonima, il salone dell’arcivescovo napoletano Serafino Filangeri (1762-1776) ad opera del pittore romano Gaspare Fumagalli, il grande scalone d’onore voluto dal medesimo presule, e i cicli pittorici nelle volte degli attuali saloni privati e di ricevimento dell’arcivescovo, sempre nella stessa epoca. Tra gli interventi del secolo XIX si ricordano il ciclo di pitture a tempera nelle volte delle saloni Verde, Giallo e Azzurro su commissione dell’arcivescovo Giovan Battista Naselli (1853-1870) e il balcone del Seminario sul corso, scolpito da Valerio Villareale (1840 ca.) sulla base di quello cinquecentesco del Gagini, nelle cui mensole sono effigiati artisti locali (da sinistra Pietro Novelli, Ignazio Marabitti, Giuseppe Venanzio Marvuglia, Giuseppe Velasco e Vincenzo Riolo), su disegno dell’architetto Emmanuele Palazzotto, autore anche dell’interpretazione neogotica del gruppo di campanili sulla torre medievale di via Bonello (1826-1835). Nel XX secolo l’edificio è stato adibito anche a sede degli uffici della Curia e, per disposizione del cardinale arcivescovo Salvatore Pappalardo (1970-1996), l’intera stecca su via Matteo Bonello è stata destinata a sede del Museo Diocesano.