Si inaugura a Londra la mostra “Van Dyck in Sicily: 1624-1625 painting and the plague”
Il giorno 15 febbraio 2012 è stata inaugurata alla Dulwich Picture Gallery di Londra la mostra “Van Dyck in Sicily: 1624-1625 painting and the plague” curata da Xavier Salamon, oggi conservatore della pittura barocca europea al Metropolitan Museum di New York.
La piccola ma interessante mostra ripercorre il legame che si formò tra il grande pittore fiammingo Anton Van Dyck, allievo di Rubens, e Palermo, città in cui fu residente per oltre un anno a partire dal 1624. L’artista era giunto nell’isola su invito del Viceré Emanuele Filiberto di Savoia di cui realizzò lo splendido ritratto con l’armatura da parata che oggi si conserva proprio nel museo londinese.
Il 1624 fu però anche un anno fatidico per la città a causa dello scoppio della peste e del successivo miracoloso ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia, da allora assurta a Patrona della città. Van Dyck fu così spettatore dell’espandersi della piaga ma anche del miracolo salvifico della “Santuzza” e della diffusione del culto in onore delle sue reliquie.
Nel lungo periodo di permanenza in città a lui si dovettero infatti numerose versioni di Santa Rosalia che contribuirono anche alla conoscenza oltre confine della particolare devozione locale.
Alla Dulwich Gallery, fino al 27maggio 2012, una lente sarà puntata su Palermo, a partire dal ritratto del Vicerè, di cui è esposta, tra le altre opere, anche l’armatura proveniente dall’Armeria del Pazzo Reale di Madrid, i ritratti di Sofonisba Anguissola, mitica pittrice e personalità straordinaria che il pittore volle appositamente conoscere e ritrasse anche in punto di morte, ormai centenaria (la sua tomba è all’interno della chiesa di San Giorgio dei Genovesi di Palermo), e cinque Santa Rosalia tutte dipinte da Van Dyck probabilmente a Palermo ed oggi a Londra, New York, Houston, Madrid e Porto Rico.
In particolare a quest’ultima è accostata la Santa Rosalia dipinta come primo ritratto ufficiale voluto dal Senato di Palermo da Vincenzo La Barbera nel 1624 e proveniente dal Museo Diocesano di Palermo (unica pittura di altro artista presente in mostra), difatti è assai probabile che Van Dyck se ne sia ispirato per le sue prima immagini della Patrona. La tela è anche stata utilizzata come soggetto dell’ingresso alla mostra, con la sua nitida e riconoscibile veduta della città dell’epoca con la Cala, il Castello a Mare, l’Arsenale, Monte Pellegrino ed altro ancora.
La mostra, assai suggestiva per Palermo e i palermitani, illumina ancora una volta un momento molto importante in cui la città era centro di Fede ma anche crocevia di commerci, cultura e personalità di alto livello tra cui i grandi collezionisti locali di cui solo negli ultimi anni si sta ritrovando la memoria.