Opere restaurate, un Novelli e un Borremans inediti, e altre scoperte al Mudipa

Il Museo Diocesano di Palermo ricorda che il piano nobile del palazzo Arcivescovile, sede del Museo Diocesano, è stato interamente riallestito con la rotazione di opere dai depositi e con dipinti restaurati di recente mai esposti nella nuova sede, secondo il progetto museologico del vicedirettore e curatore scientifico prof. Pierfrancesco Palazzotto, alla maniera di una "casa museo".

In questa occasione si è iniziato a dare corpo all'idea che sta alla base del Nuovo Museo Diocesano, ovvero la rappresentazione del piano nobile del Palazzo Arcivescovile con quadri e arredi restituiti al loro antico splendore all'interno delle magnifiche sale, in attesa di completare i lavori di sistemazione definitiva a cura della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo che consentiranno il riallestimento totale e definitivo di tutte le sale museali.

Ricorda Palazzotto che il 10 aprile 1976 il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, inaugurando la "Prima rassegna nazionale del Sacro nell'Arte Contemporanea" affermò che l’edificio si chiamava arcivescovile perché sede degli arcivescovi di Palermo pro-tempore, ma che il palazzo era dei palermitani, ed era necessario restituirlo alla cittadinanza con un conveniente uso pubblico e nell'ambito della valorizzazione culturale.

Oggi possiamo dire che, a partire dal primo progetto museologico della prof. Maria Concetta Di Natale, con il sostegno del direttore Mons. Giuseppe Randazzo e con l'apporto economico e la direzione tecnica per i restauri dell'Assessorato regionale ai BB.CC. e la relativa Soprintendenza di Palermo (Arch. Lina Bellanca) si sono fatti molti passi avanti.

Di conseguenza, pur lentamente, l'auspicio del Cardinale Pappalardo si è finalmente messo in opera.
Le sale private di rappresentanza degli arcivescovi di Palermo sono oggi aperte a tutti nell'ambito del Museo Diocesano.
 
Inoltre i saloni sono stati arricchiti da opere oggi temporaneamente esposte, che poi confluiranno nell'esposizione permanente con un nuovo assetto. Si tratta di quasi 60 dipinti dal XIII al XIX secolo.
 
Tra questi spicca un gruppo di 12 pitture appositamente selezionate nei depositi da Pierfrancesco Palazzotto e restaurate a cura della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, guidata dalla Soprintendente dott.ssa Maria Elena Volpes, con le dott. Elvira D'Amico e Maddalena De Luca (già sez. storico-artistica) e con la collaborazione della dott.ssa Maria Reginella e di Guia Airoldi.
 
Si tratta, in alcuni casi, di assolute novità e in altri della riscoperta di opere invisibili da decenni, ora riportate a nuova luce e nella migliore condizione possibile, tramite l'accurato restauro operato dalla ditta di Giovanna Comes di Catania, diretti dalla Soprintendenza di Palermo.
 
Nella Sala Azzurra è stato esposto il Ritratto dell’Arcivescovo Simone Tagliavia e Aragona (1544 † 1558), olio su tela, prima metà del XVII secolo, 125x100 cm.
 
Nella Sala Beccadelli sono stati posti:
Ritratto Arcivescovo Beccadelli (1445 † 1465), olio su tela, seconda metà del XVII secolo, 126x102 cm.
Ritratto arcivescovo Remolino (1511 † 1518), olio su tela, seconda metà del XVII secolo, 125x100 cm.
Pittore di scuola romana (Vito D'Anna?), Santa Margherita, primi anni del quinto decennio del XVIII secolo, 298x216 cm, forse proveniente dalla distrutta chiesa parrocchiale di S. Margherita di Palermo.
Gaspare Serenario, S. Benedetto porge la veste a S. Mauro (olio su tela, metà del XVIII secolo, 426x272), proveniente dalla chiesa di S. Giovanni dell'Origlione di Palermo
Giuseppe Velasco (Velasques), S. Benedetto in gloria (olio su tela, 1800, 393x224 cm), proveniente dalla chiesa di S. Giorgio in Kemonia di Palermo e poi dal Museo Nazionale di Palermo.
 
Nella grande Sala Rossa sono state collocate:
Pietro Novelli e bottega (attr.), Madonna col Bambino e i santi Gioacchino e Anna (olio su tela, quinto decennio del XVII secolo, 226x179 cm), deposito del Museo Nazionale di Palermo e proveniente dal convento di S. Teresa.
Ambito siciliano, Sacra Famiglia con i santi Gioacchino e Anna, olio su tela, metà del XVII secolo, 240x320 cm), proveniente dalla chiesa della SS. Trinità alla Zisa (ma in precedenza da altra sede).
Ritratto dell’Arcivescovo Giovanni Lozano (1668 – 1676?), olio su tela, terzo quarto del XVII secolo, 125x100 cm.
 
Ad arricchire la nuova Sala Verde o di Santa Rosalia, appena riordinata, è l'Incoronazione S. Rosalia, (olio su tela, ultimo quarto del XVIII secolo, 268x202), attribuibile, secondo Palazzotto, a Francesco Sozzi (1732-1795).
La tela mostra affinità e stringenti attinenze con la pittura restituita di recente al padre, Olivo Sozzi (1690-1765), che si trova al suo fianco, cronologicamente precedente e proveniente dalla chiesa della Madonna del Piliere di Palermo.
 
Nell'Alcova è stato appeso il Ritratto dell'arcivescovo Pietro Gravina di Montevago (1816-1830) (olio su tela, prima metà del XIX secolo, 125x100 cm), il plausibile committente di quelle stanze che riportano il suo stemma su una volta, nonché degli attuali campanili neogotici sul palazzo Arcivescovile (Emmanuele Palazzotto, 1826-1835), uno dei maggiori monumenti identificativi della città di Palermo.
 
Nella Sala della Torre, futura "Sala del Tesoro", sono oggi esposti quali novità:
il Ritratto dell’Arcivescovo Martinez Rubio (1656 † 1667), olio su tela, seconda metà del XVII secolo, 125x100 cm)
Gugliemo Borremans (attr.), Ritratto dell’Arcivescovo Matteo Basile (1731 † 1736), olio su tela, quarto decennio del XVIII secolo, 125x100 cm.
 
Alcuni tesori artistici di importanti pittori siciliani, come Serenario (1707-1759) e Velasques (1750-1827), sono così tornati alla luce e posti al godimento di tutti coloro che li vorranno osservare e altri, finora sconosciuti, sono stati resi di pubblica fruizione.
Palazzotto, che sta conducendo appositi studi in merito alle opere restaurate insieme agli storici dell’arte della Soprintendenza, tiene a segnalare in particolar modo la potente immagine di S. Margherita, in passato ritenuta una S. Rosalia, e ipoteticamente ricondotta alla mano di Vito D'Anna durante il periodo romano di apprendistato da Giaquinto. L'ipotesi, da approfondire ed eventualmente confermare in seguito, rivelerebbe una maniera del tutto inedita del maestro palermitano, pregna di evidenti citazioni a Carlo Maratti, Pietro da Cortona e Domenichino che sembrerebbero collocare il dipinto nel secolo precedente. Per altro la pittura, dalle indagini diagnostiche condotte dalla Ditta Comes per conto della Soprintendenza, ha rivelato alcuni interessanti pentimenti dell'autore, di certo meritevoli di attenzione e che saranno resi noti in seguito.
Del tutto inedita e di notevole qualità è la tela con la Madonna col Bambino e i santi Gioacchino e Anna, deposito del Museo Nazionale di Palermo e proveniente dal convento di S. Teresa, che Palazzotto riconduce a Pietro Novelli e aiuti, segnalandone una replica più tarda e di bottega nella Chiesa Madre di S. Giovanni Gemini (Agrigento).
Particolarmente curioso il Ritratto del cardinale Gravina di Montevago, le cui indagini durante il restauro hanno messo in evidenza che sia stato realizzato al di sopra di un ritratto precedente di tutt'altro genere.

Se il dipinto con S. Rosalia potrebbe riportarsi ipoteticamente alla mano di Francesco Sozzi, figlio di Olivo, da cui trae evidenti spunti, in conclusione merita una particolare menzione certamente il Ritratto dell'arcivescovo Matteo Basile, realizzato con una squisita enfasi pienamente barocca e che oggi si propone come un nuovo inedito del pittore fiammingo Guglielmo Borremans, al quale intorno al 1733 aveva commissionato gli affreschi di alcune sale del Palazzo Arcivescovile di Palermo, di cui rimane la sola Cappella appositamente intitolata al pittore e visibile nel percorso museale. 

← Visita l'archivio delle news