Nuova luce su pitture sconosciute per il nuovo Museo Diocesano di Palermo

Un consistente gruppo di pitture, dal XVI al XIX secolo, da qualche tempo sono sottoposte ad operazioni di restauro finalizzate alla loro collocazione nel prossimo allestimento del nuovo Museo Diocesano di Palermo.
 
Si tratta di 13 tele e una tavola selezionate da Pierfrancesco Palazzotto, vicedirettore del Mudipa, proprio in funzione del nuovo ordinamento da lui curato e, in particolar modo, per le sale del piano nobile del palazzo Arcivescovile, ove ha sede il museo.
 
Le opere erano custodite nei depositi e sono in gran parte inedite e sconosciute se non a pochi addetti ai lavori. A breve riprenderanno luce e l'ammirazione di cui sicuramente godevano nei siti di provenienza.
 
Il restauro è curato da Giovanna Comes con un finanziamento dell'Assessorato Regionale ai Beni Culturali e dell'identità Siciliana che fa parte del budget previsto per tutti i lavori di adeguamento del palazzo Arcivescovile a museo.
 
I lavori sono diretti da Maria Reginella, della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo - guidata da Maria Elena Volpes -, con la supervisione della dirigente della sezione storico-artistica Maddalena De Luca.
 
Cronologicamente la prima è la tavola con Sant'Orsola della metà del XV secolo, che proverrebbe, forse, dalla chiesa del SS. Salvatore di Palermo, a cui, nel XVIII secolo, fu aggiunta una lunetta superiore con l'Onnipotente.
 
Seguono due tele del Seicento di notevole qualità: una magnifica Madonna col Bambino San Gioacchino e Sant'Anna di gusto fiammingo, e una Sacra Famiglia con i Santi Zaccaria, Elisabetta e Giovannino di oscura provenienza originaria, ma che in tempi non recenti fu inserita nell'abside della chiesa normanna della SS. Trinità alla Zisa adattandola ad un telaio curvo e sacrificandone una porzione laterale.
 
Di poco posteriore è la problematica Santa Margherita dall'aspetto settecentesco, in passato scambiata per una Santa Rosalia.
 
Al pieno Settecento rimanda la maestosa pala di Gaspare Serenario con San Benedetto disvela l'inganno di Totila che proviene dalla chiesa di S. Giovanni dell'Origlione, sempre di Palermo.
 
Più tarde l'elegante Incoronazione di Santa Rosalia, attribuita ad Antonio Manno, che arricchisce la collezione delle pitture dedicate alla Patrona di Palermo, e la raffinata Gloria di San Benedetto di Giuseppe Velasques (Velasco), firmata e datata 1800, che stava un tempo nella chiesa benedettina di S. Giorgio Kemonia a Palermo.
 
Concludono la rassegna ben sette ritratti di arcivescovi palermitani (di cui solo alcuni effettivi ritratti ed altri, di epoca successiva, ideali), degli oltre quaranta che fanno parte di quella quadreria, ma che non sono esponibili per ragioni conservative.
 
Essi troneggeranno a segnare sala per sala la produzione artistico-religiosa dell'epoca del loro governo.
 

Sono Simone Beccadelli (1445-1465), il fondatore dell'attuale palazzo Arcivescovile, Francesco Remolino (1511-1518), Pietro Tagliavia e Aragona (1544-1558), Pietro Martinez e Rubio (1644-1648), cui si deve lo stemma in stucco nella sala Torre del piano nobile del palazzo, Giovanni Lozano (1668-1667), il cui stemma campeggia nell'attuale Sala_XII del Mudipa, Matteo Basile (1731-1736), committente della "cappella" Borremans, e Pietro Gravina di Montevago (1816-1830), committente dell'alcova e del gruppo di campanili neogotici sul palazzo Arcivescovile. 

 
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