L’alcova del cardinale Pietro Gravina di Montevago riallestita

In occasione de Le Vie dei Tesori 2017, si inaugura un nuovo allestimento con opere mai viste dell’Alcova nel Palazzo Arcivescovile di Palermo, sede del Mudipa, che ricostruisce idealmente l’atmosfera di eleganza, opulenza e fasto degli ambienti del piano nobile del Palazzo.
 
Il vicedirettore e curatore scientifico del Museo Diocesano di Palermo, Pierfrancesco Palazzotto, ha messo in opera un primo tassello dell’ampio mosaico che riproporrà il piano nobile del Palazzo Arcivescovile quale sede di Principi della Chiesa, arcivescovi e cardinali di aristocratici natali, che vi risiedettero dal XV secolo e trasformarono gli ambienti secondo il proprio gusto nel corso del tempo.
 
L’intervento ha inteso ricostruire idealmente gli arredi della camera a dormire del cardinale Pietro Gravina di Montevago, arcivescovo di Palermo dal 1816 al 1830. Secondo Palazzotto è molto probabile che fosse proprio il cardinale Gravina, o un suo predecessore, a creare i quattro vani domestici a fianco di quella che oggi è la Sala Borremans, adornati secondo un aggiornato gusto neoclassico in antitesi a quello barocco fino ad allora presente nel palazzo.
Difatti, il suo stemma si trova sulla volta della retroalcova offrendo un indizio determinante.
Pietro Gravina, figlio di Giovanni Gravina e Moncada, quinto principe di Montevago, e di Eleonora di Napoli e Montaperto dei principi di Resuttano, apparteneva ad un illustre famiglia di alto lignaggio tra i quali erano i suoi fratelli  mons. Berengario, Arcivescovo di Catania, e Federico Carlo, ammiraglio della flotta spagnola che fu sconfitto da Orazio Nelson nella battaglia di Trafalgar. Il cardinale Pietro, già arcivescovo di Nicea e Nunzio Apostolico in Svizzera e a Madrid, fu anche Luogotenente Generale del Regno nel 1821, difatti il suo ritratto a figura intera è nella Sala dei Vicerè del Palazzo Reale di Palermo.
 
Già da qualche tempo, dopo i restauri della Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Palermo, diretti dall’arch. Lina Bellanca, con il sostegno del direttore del Museo, mons. Giuseppe Randazzo, si era ricostruito il tipico vano interno allocandovi un letto a barca ottocentesco di mogano e i tendaggi atti a creare una cortina nell’andito del giaciglio, in maniera da oscurare il vano e conservarne la temperatura, in assenza di riscaldamento.
 
Oggi vi sono stati appesi oltre venti pitture di piccole dimensioni dal XVI al XIX secolo e per lo più inedite o celate nei depositi da oltre 30 anni. Sono state selezionate in gran parte opere frutto di donazione alla Diocesi, che così trovano la destinazione consona alla volontà dei generosi donatori, al di fuori di spazi privati o dei depositi e con la massima fruizione pubblica.
 

Oltre al ritratto di Gravina, restaurato per questa destinazione nell’ambito di un progetto che ha compreso altri 10 dipinti ora tutti esposti all’interno delle sale museali, citiamo l’ottocentesca Veduta della Cattedrale di S. Stefano a Vienna, dono del principe di Fitalia, la Veduta di Monte Pellegrino di Michele Catti, dalla donazione Dagnino, il Capezzale con le insegne del cardinale Ferdinando Maria Pignatelli (1839-1853), di recente acquisito dagli eredi, posto nei pressi del Ritratto del presule, di pregevolissima fattura. Si ammirano, inoltre, due Icone ortodosse del XIX secolo, dono del cardinale Salvatore Pappalardo, una tavola siculo cretese della Madonna col Bambino e san Giovanni del XVI secolo, dono di mons. Giuseppe Pecoraro, una copia inversa del Compianto di Cristo morto di Antoon Van Dyck, oggi all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, già donata da S.A.R. Francesco di Borbone per l’oratorio di s. Elena e Costantino (XVII secolo), un bozzetto con san Francesco riceve le stimmate dato ad ambito toscano degli inizi del XVII secolo e una Vergine del XVII secolo copia dallo Scipione Pulzone della Galleria Borghese, entrambi dono di Gilda Maria Russo Fiorenzi, e un’Adorazione dei Pastori del XVII secolo, offerta al Museo da mons. Giuseppe Mineo. A queste opere se ne affiancano altre egualmente pregevoli, come i santi Placido, Vittorino, Eutichio e Flavia di Paolo Bramé, una Madonna col Bambino della scuola di Carlo Maratti, due rare pitture su alabastro con la Caduta di Saul e l’Adorazione dell’eucaristia di S. Tommaso d’Aquino, del XVIII secolo, restaurate e finora mai esposte, un Ecce Homo seicentesco della scuola del Van Dyck, ed altro ancora. 

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